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  • Carlotta Bonura

Un popolo che sorride con gli occhi

Aggiornamento: 13 gen 2021

Camminando per le strade del centro mi ritrovo sulla scena di un film: l’aria di strada bagnata, il cielo bianco e poche persone in giro. Solo piccoli gruppi ordinati, ognuno perseguendo uno scopo ben preciso. Perché lo scopo, il motivo di un’azione determina profondamente ogni nostro passo in questi ultimi mesi. Non si prende più una sola decisione senza un motivo preciso e fondato.

Dei ragazzi aspettano davanti al chioschetto dei Wuerstel, due o tre uomini con i capelli scombinati e senza cappello fumano sotto la pioggerella che inizia a cadere, una coppia si ferma a chiacchierare con gli amici incontrati nella stradina di pietra che si inerpica verso il castello. C’è un ragazzo nel negozio di bigiotteria che esamina con attenzione gli anelli proposti speranzosamente dalla commessa mascherata. I ragazzi in bicicletta sfrecciano in discesa con enormi zaini cubici per cibo da asporto e il tram passa al ritmo di una scena slow motion, come per sottolineare un evento imminente. Poi la colonna sonora, quella che l’applicazione sul telefono continua a proporti e che accetti quasi con rassegnazione perché, in fondo, sta proprio bene con la scena. Sembra fatta apposta.

Cammini con il volto coperto, gli occhiali da sole anche se anche il sole ormai sembra vivere nascosto, la coppola di velluto bordeaux e la sciarpa verde. Prima di uscire hai riflettuto una decina di volte sull'abbinamento dei colori e se la borsa di cuoio andrebbe effettivamente abbinata alle scarpe da ginnastica nere. Poi sei uscita comunque, perché di questi tempi, cosa importa come sei vestita? Togli gli occhiali da sole perché, insomma, non servono. Assapori quella sensazione dell’aria fresca e umida che soffia lievemente sulla pelle non più abituata. Quella striscia lasciata scoperta dall'assenza degli occhiali si sente a disagio, unica parte del volto visibile agli altri. Penso da qualche giorno, ritrovandomi ogni volta a fare le stesse osservazioni, che una delle cose che forse manca di più sono i sorrisi degli sconosciuti per strada. Come fai a sorridere se hai la bocca coperta? Ti chiedi se i tuoi occhi sorridano abbastanza per gli altri. Se il vecchietto con il cane abbia percepito il tuo sorriso e se il bambino a passeggio con la mamma pensi che tu lo stia rimproverando con lo sguardo.

Bisogna imparare a sorridere con gli occhi. E mentre cammino in quest'aria di pioggia guardando il gruppetto di ragazzi in piazza, capisco l’estrema cura e bellezza degli occhi delle donne di religione musulmana, truccatissimi, profondi e perfetti. Lo sguardo deve esprimere tutto ciò che si vuole trasmettere agli altri, non c’è altra soluzione. Saremo un popolo che sorride con gli occhi. Il sorriso delle labbra si può fingere, quello degli occhi no. Diventeremo più sinceri, più espressivi, più veri, più leali, più felici, o forse più tristi?

Non sappiamo come si sentirà questo popolo che sorride con gli occhi. Forse la vista diventerà un senso incredibilmente importante. L’udito si acuirà, perché quando parli dietro una maschera la voce si perde tra mille fili di cotone.

E forse anche questi popoli dell’Europa centrale, così pacati e silenziosi, inizieranno a urlare l’un l’altro per strada, per potersi sentire. O per un bisogno di esprimere quei sentimenti repressi, nascosti in fondo da chissà quanto tempo.


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